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Lifestyle

Mio figlio fa i capricci | Come posso gestirli?

Maggio 15, 2020

Tutti i bambini prima o poi fanno i capricci, si disperano, urlano, si lagnano e i genitori spesso si sentono incapaci a fare fronte a questi comportamenti nel modo corretto. 

 

Ma cosa sono innanzitutto i capricci e a cosa servono?

 

Il capriccio è la manifestazione del desiderio del bambino di ottenere qualcosa per lui particolarmente significativa. Per conquistarla è disposto ad impuntarsi, piantare grane, fare le bizze, pretendere con tutta la sua forza di avere l’oggetto del suo desiderio. 

Questa tuttavia è solo la facciata!

Se, infatti, si osserva il comportamento incontentabile all’interno della relazione con i propri genitori si comprende con chiara evidenza come il capriccio abbia lo scopo di testare la relazione con mamma e papà, di forzarla, di saggiarne i limiti. 

E’ il modo con cui i bambini cercano di far valere il loro punto di vista, di sondare quanto conta il loro volere e quanto i genitori riescono ad arginare i loro eccessi di energia. 

Attraverso il capriccio il bambino esprime la sua volontà di avere tutto e subito, stabilendo i confini del proprio potere nel rapporto con i genitori.

E’ come se si chiedesse  Fino a dove mi posso spingere?”, “Quanto mamma e papà sono disposti a cedere?”. 

Una volta dato il giusto significato al capriccio appare più facile mettere in atto le strategie migliori per gestirlo senza farsi travolgere.

Vediamo come.

La regola d’oro in questi casi è evitare di avere un atteggiamento paritario con i propri figli. 

Quando i capricci degenerano e il bambino comincia ad urlare, a scalciare o addirittura si butta per terra come impazzito l’errore più grande è quello di mettersi sullo stesso piano, magari tentando di convincerlo a smettere o di “farlo ragionare”.  Non bisogna avere timore di mostrare tutta la propria autorevolezza nei confronti del bambino, esprimendo certamente affetto ed empatia, ma ricordandosi al tempo stesso di mostrarsi fermi e contenitivi nel porre dei limiti.

In quei momenti desistere o lasciar correre è come dire “Fai come ti pare, non mi impegno più di tanto per aiutarti a crescere bene”.

La seconda regola è quella di non tornare sui propri passi: quando si reputa opportuno dare uno stop, è necessario mantenere il punto, evitando di andare immediatamente a  consolare il bambino o peggio ancora a “risarcirlo” con regali o oggetti.

Piuttosto è bene far sbollire la tensione e, una volta che il clima è nuovamente sereno, si può tornare sul discorso per spiegare con calma le proprie ragioni e il motivo per cui quel determinato comportamento non va bene.  

La terza regola è evitare di aggiungere le proprie grida a quelle del bambino, magari strattonandolo o perdendo la calma. E’ un atteggiamento del tutto controproducente che lo agita ancora di più e vi fa perdere autorevolezza agli occhi di vostro figlio. Il bambino, infatti, si potrebbe chiedere “Perché dovrei smettere di urlare e fare capricci per impormi quando i primi a farlo sono mamma e papà”?

Per ultimo è fondamentale capire che da come rispondete dipende la durata e l’evoluzione della fase oppositiva. Fare capricci non passa automaticamente con la crescita, ma dipende dalle risposte che i genitori hanno saputo dare nel tempo agli scoppi di collera del figlio.

Dott.ssa Ilaria Randolfi

Psicologa – Psicoterapeuta

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