Salute e Benessere

Alimentazione e Sindrome dell’ovaio policistico

Febbraio 6, 2019
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La Sindrome dell’Ovaio Policistico (acronimo inglese PCO’s), detta anche policistosi ovarica, deriva da uno squilibrio ormonale che si manifesta in età fertile ed interessa circa 1 donna su 8 in tutto il mondo. Secondo la Convenzione di Rotterdam del 2003, la diagnosi di PCO’s è posta sulla presenza di almeno due tra le seguenti tre condizioni:

1) cicli mestruali irregolari/anovulatori;

2) eccesso di ormoni androgeni;

3) presenza di cisti ovariche dalla caratteristica disposizione a “collana di perle”.

In altre parole, se avete un ciclo mestruale irregolare (ed infertilità), segni tipici di iperandrogenismo come acne, irsutismo ed obesità addominale (per citarne alcuni) e conferma ecografica di cisti ovariche o soltanto due tra queste tre condizioni, avete sicuramente un ovaio policistico.

La terapia medica in questi casi puo’ andare dalla integrazione con Myo-Inositolo, nelle forme più lievi, alla pillola anticoncezionale, nelle forme più gravi. Tuttavia, da Nutrizionista, è mio dovere farvi sapere che anche la terapia nutrizionale può determinare un miglioramento netto dei segni e dei sintomi caratteristici della PCO’s. Ho seguito diverse ragazze con questa problematica e grazie ad un piano alimentare ‘ad hoc’ il loro ciclo è ritornato ad essere regolare; una di loro ha da poco partorito la sua seconda figlia.

Se vi state chiedendo perché l’alimentazione è così importante, ve lo spiego subito.

Una buona percentuale di donne con PCO’s (dunque, non tutte) sono in sovrappeso/obese; sicuramente, c’è una predisposizione genetica all’obesità, ma in questo caso c’è un altro fattore che gioca un ruolo determinante ed è l’insulino-resistenza con iperinsulinemia compensatoria. Si tratta di un fattore che ostacola il dimagrimento e peggiora i segni dell’iperandrogenismo.

Vi spiego in parole semplici di cosa si tratta.

Sicuramente sapete che uno dei ruoli principali dell’insulina è quello di far rientrare il glucosio dal sangue nelle cellule e, dunque, far abbassare la glicemia dopo un pasto. In caso di insulino-resistenza, la cellula non risponde al comando dell’insulina ed il glucosio resta nel sangue con conseguente iperglicemia. L’organismo, per far fronte a questa condizione, produce ancora più insulina (meccanismo compensatorio); tuttavia, il problema non è la sua mancanza, bensì la resistenza ad essa.

Come possiamo far fronte a questa situazione con la dieta?

Semplice, controllando il rilascio di insulina, ovvero, consumando alimenti che stimolino meno possibile la sua produzione. Recentemente, diversi studi hanno testato l’efficacia di alcuni protocolli alimentari sul miglioramento dei parametri metabolici. Prima di svelarvi quali alimenti siano concessi e quali vietati in questi protocolli, vi anticipo che è stato ottenuto un miglioramento netto dei parametri antropometrici e del profilo metabolico, in particolare: una riduzione del peso corporeo e delle circonferenze di vita e fianchi, la riduzione della massa grassa e l’aumento della massa magra, la riduzione della glicemia e dell’insulinemia a digiuno e a 2 ore dal pasto, la riduzione dei livelli di testosterone libero e totale.

Il protocollo in questione è abbastanza rigido ed è stato portato avanti per 8 settimane; eccolo di seguito.

Alimenti concessi:

Proteine animali (carni bianche magre, pesce, molluschi, uova);
Verdure non amidacee (tutte tranne barbabietole, carote, platano, patate, zucca, pastinaca);
Frutta (inclusa la frutta esotica come l’avocado);
Frutta secca e semi;
Oli.

Alimenti da evitare:

Cereali e derivati sia raffinati che integrali;
Verdure amidacee;
Legumi;
Latte e derivati;
Qualsiasi forma di zucchero da aggiungere alle bevande;
Bevande e cibi ricchi di zuccheri.

Se non ve la sentite di apportare modifiche così importanti al vostro piano alimentare, includete i cereali (preferibilmente integrali) ed i legumi (in assoluto, sotto forma di zuppe), ma in piccole quantità e non tutti i giorni e sempre accompagnati da una porzione generosa di verdure non amidacee; in definitiva, fate in modo che la maggior parte dell’introito calorico derivi da proteine e grassi buoni.

Un ultimo consiglio.

Se non avete mai fatto il dosaggio della vitamina D3 è arrivato il momento di farlo. Pare che, in presenza di bassi livelli di questa molecola, la sua supplementazione aiuti a migliorare i parametri metabolici come i livelli di glicemia e gli indici di insulino-resistenza.

Dott.ssa Emanuela Racca

BIOLOGO NUTRIZIONISTA

Ordine Nazionale dei Biologi

AA 075051


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