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Margherita Veneruso | La scugnizza napoletana della danza

7 Febbraio, 2020

Pochi giorni fa ho fatto una piccola intervista alla mia insegnante di danza che per me é praticamente una seconda mamma.

Non vi nego, dunque, l’emozione e la felicità di sedermi di fronte a lei e di chiacchierare come se fosse la prima volta.

Mi ha accolto nella sua scuola quando avevo solo 7 anni e in questo percorso che dura da 25 anni mi ha cresciuta non solo insegnandomi la sua arte, ma soprattutto mi ha trasmesso i veri valori della vita come solo un genitore sa fare.

 

Da lei ho imparato che danzare non è solo eseguire bene tecnicamente dei passi, la danza dev’essere pura emozione, il protagonista è il cuore sopra ogni altra cosa.

 

Sto parlando di Margherita Veneruso, ballerina solista del Teatro San Carlo di Napoli che nella sua carriera professionale ha danzato al fianco dei grandi nomi della danza internazionale.

Margherita Veneruso

 

Cos’è per lei la danza?

La danza è la mia vita, subito dopo la mia famiglia!

Cosa sente Margherita quando balla e cosa invece quando insegna?

Quando danzo sento di essere parte integrante dell’universo.

Quando insegno invece sono una maestra normalissima che cerca però di trasmettere tutto l’amore e la passione ma soprattutto l’esperienza che ho appreso danzando ai miei allievi.

In tanti anni di teatro quale è il ruolo che più le è piaciuto interpretare?

Sicuramente quello che ho amato di più è stato danzare ed interpretare il passo a due di Romeo e Giulietta, per giunta con Fulvio D’Albero che durante quegli anni era non solo il ballerino solista del teatro San Carlo, ma anche il mio fidanzato.

Dunque un ricordo bellissimo!

Fulvio D’albero e Margherita Veneruso

 

Quale ruolo invece ha amato di meno?

Il ruolo che ho amato di meno?

Non c’è! Ho cercato sempre di rappresentarli tutti al meglio.

Lei ha avuto la fortuna ed il piacere di ballare ed affiancare alcuni dei più grandi nomi della storia della danza

Cosa è stata Carla Fracci per lei?

Carla Fracci è stata colei che ha dato inizio alla mia carriera solistica e di prima ballerina, perché fu proprio lei a notarmi nel corpo di ballo durante le prove della Bella Addormentata dicendo al coreografo “Dobbiamo tirare quella ragazzina fuori dal corpo di ballo perché ha qualcosa di speciale”

E fu cosi che mi assegnarono il primo ruolo solistico “La Scozzese” e da lì un susseguirsi di altri ruoli ed interpretazioni che hanno segnato la mia carriera.

Margherita Veneruso e Carla Fracci

 

Che ricordi ha invece del grande Rufolf Nureyev?

Ho un ricordo meraviglioso!

A parte il fatto che R. Nureyev era un grandissimo personaggio, un uomo di una cultura infinita e con un forte carisma, ma soprattutto un grande conoscitore della danza.

Lui aveva sempre la soluzione pronta per qualsiasi problema!

Se c’era un passo che non funzionava o che non riusciva (ad esempio nelle variazioni), bastava esporre a lui il problema che aveva sempre il consiglio giusto.

Rudolf Nureyev disse: «La danza è la mia condanna». Anche per lei è stato così?

Assolutamente no!

La Danza è stata la mia rinascita.

Si descriva con tre aggettivi

Con 3 aggettivi mi risulta difficile ma posso dire che “Sono una donna con un cervello da maschio”

Nel corso degli anni che ha dedicato all’insegnamento ha visto una differenza tra le varie generazioni?

Sicuramente… oggi più che ieri!

I ragazzi oggi non hanno più la stessa dose di passione e non hanno neanche la stessa dose di volontà verso la disciplina.

È questo che manca più ogni altra cosa.

I giovani di oggi hanno la scusante che “il mondo va a rotoli” e che non c’è futuro, ma il futuro non ce l’ha nessuno ed è questo quello che dovrebbero capire.

Sicuramente è un’epoca difficile, ma una passione deve rimanere una passione e se c’è quella fai qualsiasi cosa con tutta te stessa.

Cosa consiglierebbe ai giovani di oggi che vogliono avvicinarsi a questa disciplina?

Che se veramente non si ha una passione di fondo è meglio non fare la danza.

Ma soprattutto di non pensare di farla solo nei momenti liberi questa materia meravigliosa, perché la danza sviluppa la mente e lo spirito oltre che il corpo.

Che sia in teatro o in una scuola privata, la danza va fatta se ti nasce da dentro.

Ci spieghi da dove nasce l’idea di una coreografia? Cosa la ispira principalmente?

La coreografia nasce da varie cose.

Può nascere da un’idea, dalla musica, da qualcosa che vuoi esporre ma che non riesci a dire con le parole e che quindi riversi nella danza.

Conta tantissimo la musica e l’idea, ma nel mio caso conta soprattutto la mia Napoli, la mia città!

Porto nel cuore la Napoli di una volta, anche se questa di oggi devo ammettere che è più organizzata.

Fin da piccola mi sono avvicinata al folklore partenopeo insieme alla danza classica e continuerò a farlo finché avrò un po’ di fiato.

Anche perché artiste come lei fanno bene alla nostra Napoli onorandone la storia e la bellezza.

Marica e Margherita